Anonymous al fianco dei manifestanti negli USA?

Anonymous USA

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Durante le rivolte nate dopo la morte di George Floyd, oltre ai protestanti in rivolta, sta partecipando anche il noto gruppo di hacker Anonymous.

Infatti, in parallelo alla (ormai) guerriglia urbana che sta dilagando in caos, il gruppo di hacktivisti di Anonymous ha cominciato un attacco online.

Anonymous all’attacco

Tre giorni fa il gruppo ha pubblicato un video nel quale annuncia un’offensiva contro la polizia di Minneapolis e contro il governo che non dà giustizia alle miriadi di vittime come George Floyd.

Dopo l’annuncio, il sito della polizia di Minneapolis è stato attaccato tramite DDoS ed è rimasto inaccessibile per tutta la giornata.

Dopodiché hanno preso il controllo delle frequenze radio usate dalla polizia di Chicago trasmettendo il messaggio “Fuck the police” e musica polka in loop.

Twitter e la condivisione indiscriminata

Nelle ultime ore su Twitter è andato in trending l’hashtag #anonymous, con moltissime persone che retwittano dei documenti “incriminanti”.

In queste “prove” si mostrano collegamenti tra il presidente Donald Trump ed Epstein riguardo al traffico sessuale di quest’ultimo.

In altri documenti che stanno circolando ora, si parla anche di un coinvolgimento della famiglia reale d’Inghilterra, collegandolo alla morte di Diana.

La principessa Diana sarebbe stata quindi uccisa per aver scoperto la rete di traffico sessuale di Epstein e dei Reali.

C’è stata anche una rivelazione sugli “scandali del Vaticano” riguardo a Carlos Urrutigoity, che è una notizia del 2014, e altre figure religiose accusate di pedofilia in passato.

Un’icona senza regole

Il problema è che Anonymous non ha condiviso questi documenti, ma sono documenti vecchi, risalenti all’anno scorso o addirittura al 2016.

In sintesi: si tratta di questioni che sono già sorte in passato ma che sono già state risolte o bollate come fasulle, basta una breve ricerca internet per confermarlo.

Tranne nel caso del “libro nero” di Epstein, che si tratta semplicemente di una rubrica di persone in vista che lui conosceva e solo per questo sono state accusate di traffico sessuale e pedofilia.

Un gruppo senza volto può essere autorevole?

Il problema di Anonymous sta nel mistero che li circonda, quando esce un nuovo video con il loro logo non esiste modo di dimostrare che siano veramente loro.

Anche i loro account sui vari social potrebbero essere finti e magari solamente una piccola parte di tutto quello che gli attribuiamo è stato veramente fatto da loro.

Per quanto ne sappiamo magari il gruppo originale che è diventato famoso per hackeraggi contro i “potenti oppressori” si è sciolto, o magari non c’è mai stato un gruppo.

È proprio a causa di tutto questo mistero, su cui si costruiscono storie e congetture, che il loro nome può essere usato da chiunque, indiscriminatamente.

Lo vediamo perfettamente nel dilagare di fake news a loro nome su Twitter, notizie che poi non possono essere controllate tutte dai fact checkers, vista la loro natura virale e dispersiva.


Booters, che ne pensate di Anonymous? Sono tornati in attività o si tratta solo di hackers minori che usano un nome che non gli appartiene?

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Andrew

Andrew