Virti: l’intelligenza artificiale che aiuta i medici ad empatizzare

virti

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Quante volte vi siete trovati in una situazione in cui il vostro medico si esprimeva in malo modo o senza empatia davanti al vostro problema?

Queste situazioni secondo una ricerca, sono una delle cose che accadono più spesso in ambienti ospedalieri. Ma per fortuna a risolvere questa problematica ci pensa una startup di nome Virti.

Questo tipo di problema è secolare, i medici a causa del duro lavoro e ore di compilazione moduli, non riescono a esprimersi al meglio con i pazienti.

Alex Young, un ortopedico britannico che ha notato questa lacuna nel sistema sanitario, ha deciso di offrire con la sua startup dei “pazienti virtuali”.

Leggi anche: Come i robot possono essere empatici

Pazienti virtuali

virti pazienti virtuali

“Quello che volevamo fare con il paziente virtuale era creare un modo scalabile e basato sui dati per le persone di praticare le loro soft skills e la loro comunicazione”.

dichiara Young

Infatti prima dell’arrivo della pandemia, c’erano dei corsi di formazione per la comunicazione dei medici, proprio per farli diventare più empatici con il paziente.

Questi test venivano svolti con degli attori che fingevano di avere delle patologie e medici superiori o di pari grado che valutavano chi era sotto fase di test.

Ovviamente questo non è stato più possibile, causa emergenza sanitaria.

Grazie a Virti si può rimediare a ciò perché ora è tutto più accessibile e più scalabile, vediamo in cosa consiste esattamente.

Leggi anche: Deepfake i pericoli dietro l’AI

Come funziona Virti

virti pazienti virtuali

Alla base di Virti abbiamo un’Intelligenza Artificiale che controlla i pazienti e anche il medico che si sta ponendo al test.

Per utilizzare tale sistema basta uno smartphone o un computer, ma l’azienda per un’esperienza ancora più immersiva offre anche la possibilità di testarsi con un visore di realtà virtuale.

In questa realtà ci sono diversi pazienti con delle malattie e il medico deve riuscire a porre le giuste domande, utilizzare un giusto tono di voce e dare una diagnosi corretta.

Tutte queste cose (insieme al tracciamento del contatto visivo e alla qualità delle risposte) vengono monitorate dall’intelligenza artificiale che registra ogni progresso del professionista sanitario.

L’AI utilizza dei sistemi che permettono di generare persone di ogni tipo che possono essere anche personalizzate dall’ente ospedaliero. Si può scegliere la razza, il colore della pelle, sesso, età e altezza.

Tutto per prevenire discriminazioni.

Finanziamenti

La startup ha sorpreso molte persone e infatti, per portare avanti il progetto è riuscita a raccogliere 2 milioni di dollari dal Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles.

Questo primo finanziamento è stato fatto per migliorare la qualità del software e per investire nel marketing dello stesso prodotto.



Secondo me il software potrebbe essere usato non solo per l’ambito medico, ma anche per aiutare altre persone a migliorare la propria comunicazione verso qualsiasi tipo di persona, anche se servirebbero molti dati.

Cosa ne pensate?

Fonte

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Antonio Furioso

Antonio Furioso

Fondatore di Neuragate. Credo molto in quello che le immagini possono comunicare, per questo sono fortemente attratto dalla Computer Vision. Mi piace tutto quello che è nuovo. La curiosità è quella che mi spinge oltre le aspettative e a fare sempre di più.

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