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Poco più di qualche mese fa è uscito il docu-film su Netflix ‘The Social Dilemma’, molto probabilmente sei una di quelle persone che lo ha guardato e che poi è stata travolta dalle mille polemiche che si sono generate in rete.

Beh ti volevo dire che qui non stiamo per polemizzare, bensì quello che desideriamo fare è informarti e vedere i punti di vista nascosti dal film.

Di che cosa parla The social dilemma?

The social dilemma parla di come le big tech company usano il loro potere e i loro algoritmi per controllare ogni nostra azione online e anche offline.

Il documentario, e per certi versi film, da molto spazio agli esperti del settore che raccontano quello che accade dietro alle piattaforme come facebook, instagram, twitter e le descrivono come malvage, per certi versi.

Le scene del film sparse per tutto il documentario, invece, mostrano come è possibile tutto ciò. Infatti, quello che vediamo nel film sono proprio dei ragazzi (soprattutto) che non possono fare a meno di controllare le proprie notifiche e il proprio feed.

In più ci sono questi 3 uomini, che rappresentano l’algoritmo, e che orchestrano tutto quello che i ragazzi vedono sul proprio feed social.

L’algoritmo di intelligenza artificiale secondo the social dilemma

Come dicevo prima, questo docu-film descrive gli algoritmi di intelligenza artificiale come dei mostri cattivi che ci voglio far prigionieri del mondo digitale. Beh, questo non è del tutto vero.

Le big company come Facebook, Google, Twitter, Snapchat e TikTok (anche Netflix stesso, anche se nel film non se ne parla) sono aziende che puntano a tenere l’utente incollato allo schermo del proprio computer, smartphone o tablet.

Perché?

Semplicemente queste aziende, guadagnano se la piattaforma continua a essere popolata.

Facebook vende spazi pubblicitari agli inserzionisti, Google, Twitter e TikTok fanno la stessa cosa.

Ma ciò non etichetta l’intelligenza artificiale come cattiva. Semplicemente queste aziende utilizzano questa tecnologia per trarre profitti, come farebbe chiunque altro.

Il problema

Il problema, che ‘the social dilemma’ non approfondisce, è proprio quello che riguarda le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti e le nostre dipendenze.

Oggi purtroppo, viviamo in un mondo che è controllato da poche aziende e dove tutte queste aziende cercano di intrattenerti all’interno della loro piattaforma, sfruttando gli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning

Ma non è colpa loro se noi abbiamo una dipendenza da stories, post, like, commenti.

the social dilemma - come funziona realmente l'IA

Certo loro hanno inventato queste metodologie di “feedback”, ma siamo noi a lasciare che ci controllino.

Come fa vedere the social dilemma, oggi staccarsi dal proprio smartphone e non controllare il feed di Instagram è davvero un dramma per gli adolescenti.

Non ricevere abbastanza like o ricevere commenti negativi, può portare alla depressione o ad un senso di disagio.

Ma ripeto, non possiamo dare una colpa alle aziende, almeno non totalmente.

L’intelligenza artificiale dietro i social

All’inizio i social sono nati con l’intento di unire le persone distanti, questa funzionalità c’è ancora. C’è ancora chi usa i social per tenersi in contatto con le persone non vicine e questo è un bene.

Pian piano però i social si sono evoluti e hanno cominciato ad integrare sempre più funzionalità e algoritmi che permettono all’utente di intrattenersi ore e ore, portando l’azienda a trarre più profitto.

Il concetto di intelligenza artificiale viene distorto a causa di questo documentario, il che può portare sia a te che altre persone inesperte a pensare che non sia una buona tecnologia.

Per smentire tutto questo intendo spiegarti il meccanismo che utilizzano le varie società per farti vedere contenuti sempre più inerenti.

Quello che The social dilemma non dice

L’IA utilizzata dietro ai social agisce in base a determinati requisiti e azioni che l’utente compie navigando su queste piattaforme.

Le aziende come facebook, netflix, amazon ecc. utilizzano un algoritmo di raccomandazione. Ciò permette alle aziende di farci vedere contenuti simili a quelli con i quali abbiamo già interagito.

Facciamo un esempio.

Facebook misura quello che ti deve far vedere sulla base di like, commenti e condivisioni che hai lasciato per un determinato contenuto, ma non solo. Quello che monitora è anche quanto tempo sei rimasto a vedere uno specifico video o immagine e perché.

Analizzando tutte queste cose grazie a dei tag nascosti presenti in ogni contenuto può suggerirti contenuti simili con quasi gli stessi tag (o diversi per testare se quella cosa ti piace).

Così facendo riesce ad attirare la tua attenzione e farti rimanere in piattaforma.

Un altro esempio è lo stesso netflix (che non viene citato nel documentario). L’algoritmo di netflix, il security monkey, è sviluppato nello stesso modo, almeno, similmente.

E’ giusto che l’intelligenza artificiale controlli ciò che dobbiamo vedere?

Da un lato non è molto etico che l’intelligenza artificiale di queste piattaforme controlli ciò che vediamo, d’altra parte, però, può essere d’aiuto per consumare contenuti che sono a noi inerenti, senza che li andiamo a cercare.

Quello che possiamo fare per prendere il controllo è dire noi all’intelligenza artificiale ciò che vogliamo vedere.

Come si può fare?

Beh per non farci controllare, innanzitutto non dovremmo consultare quello che l’AI ci consiglia. Prendiamo come esempio Youtube

Quando apriamo l’applicazione la prima schermata che ci appare è quella dei video consigliati. Se ogni volta noi clicchiamo su questi video finiremo in mano all’algoritmo.

Mentre, se al posto di cliccare su questi video utilizzassimo la barra di ricerca saremo noi a dire all’algoritmo i contenuti che la prossima volta ci deve consigliare.

Questo metodo lo si può attuare anche con i like, commenti, condivisioni di tutti gli altri social.

Se vuoi avere il controllo lo devi prima assumere!

Spero che questo articolo ti sia stato utile per capire come funzionano gli algoritmi che oggi governano i social.

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Antonio Furioso

Antonio Furioso

Fondatore di Neuragate. Credo molto in quello che le immagini possono comunicare, per questo sono fortemente attratto dalla Computer Vision. Mi piace tutto quello che è nuovo. La curiosità è quella che mi spinge oltre le aspettative e a fare sempre di più.
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