Smart city e privacy personale: esistono realmente dei rischi?

Smart City

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Nonostante il nostro paese abbia ancora molto da fare per contrastare l’alto livello di analfabetismo digitale (secondo l’OCSE solo il 21% degli italiani ha un livello di digitalizzazione sufficiente), c’è un settore che in Italia sta lentamente crescendo: quello dei servizi per le smart city, le cosiddette città del futuro.

Intelligenza Artificiale e l’Internet of Things sono i due pilastri dietro il concetto di una “città intelligente”, ovvero una città sempre più capace di analizzare il modo di vivere dei suoi abitanti per gestire al meglio tutte le attività quotidiane. 

Per spiegarlo con un banale esempio. Una smart city sarebbe in grado di analizzare il flusso del traffico lungo le principali arterie cittadine, per regolare di conseguenze i semafori degli incroci ed evitare potenziali incolonnamenti, alleggerendo il traffico quotidiano.

Come?

Raccogliendo dati: in questo caso tramite le telecamere per il controllo del traffico, semafori o autovelox. Ovviamente il concetto di smart city può essere allargato a molti altri settori; molte persone infatti, si chiedono se ci saranno dei risvolti negativi per quanto riguarda la privacy personale.

Raccolta e gestione dei dati in una città, la trasparenza è d’obbligo

Proprio come quando navighiamo su internet e usiamo vari servizi o piattaforme online, i nostri dati diventano le nostre impronte digitali. Dalla cronologia web fino alle credenziali di accesso per un account, così come i film e serie TV che vediamo in streaming oppure articoli che acquistiamo su un e-commerce. E anche le ricerche che effettuiamo su Google.

Tutti questi dati in un modo o nell’altro vengono gestiti da vari algoritmi.

Spesso di mezzo ci sta anche un’Intelligenza Artificiale, e lo scopo è sempre lo stesso: ottimizzare i dati ricevuti e usarli per migliorare l’esperienza dell’utente. (ma anche convincerlo a continuare a usare i prodotti e servizi venduti dall’azienda in questione)

Come utenti possiamo proteggere la nostra privacy usando sia un antivirus (e tenendo sempre il nostro sistema operativo aggiornato), sia utilizzando un servizio come una VPN. Ma una rete VPN cosa è?

Come dimostra il servizio di ExpressVPN per PC, si tratta di una rete privata virtuale che grazie alla crittografia AES a 256 bit può proteggere la nostra connessione e anche garantirci anonimato in rete.

Ma per quanto possiamo proteggerci, esistono delle pratiche scorrette di raccolta e gestione dei dati:

  • Ci sono società che rivendono o condividono i dati con terze parti senza avvertire gli utenti
  • Molte aziende acquistano e usano dati ottenuti in maniera poco chiara, come l’acquisto da data broker che operano al limite della legalità
  • Certe strategie di marketing possono diventare spesso invasive e guidare passo per passo il processo decisionale di un utente
  • I dati raccolti vengono usati per fini politici o di propaganda
  • Se gestiti senza rispettare determinate pratiche di sicurezza, il rischio di un furto di dati è sempre dietro l’angolo

Spesso e volentieri, gli algoritmi e le Intelligenze Artificiali che operano per rendere una città sempre più smart sono prodotti sviluppati da aziende private.

Ovvero, non si parla di software open source (a parte qualche caso) e quindi il codice dietro questi prodotti non viene liberamente condiviso:

Si può realmente fidarsi della bontà di multinazionali, spesso estere, quando raccoglieranno i dati di un’intera città? E cosa ne faranno i nostri governi?

Il lato oscuro delle smart cities esiste davvero?

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Non ci sono dubbi che le Intelligenze Artificiali rappresenteranno il futuro della gestione dei dati, sia nel privato, sia nel pubblico. Ma con algoritmi e programmi sempre più efficienti, chiunque controllerà questo flusso di dati avrà per le mani una marea di dati.

È lecito quindi porsi qualche domanda in merito alla trasparenza e la gestione, senza però scadere nell’inutile complottismo.

Di base, l’uomo costruisce un’Intelligenza Artificiale, un algoritmo o un programma e come tali, sono usati per scopi buoni o malvagi.

Sfortunatamente, esistono dei luoghi dove il significato di smart city è snaturato e per molte persone vivere in una smart city significa vivere in una grande prigione a cielo aperto.


Un esempio concreto ci giunge da Kashgar, città della regione di Xinjiang nella Cina occidentale:

Il governo cinese è accusato di compiere crimini contro l’umanità per le forti discriminazioni nei confronti di alcune minoranze, tra cui spiccano musulmani e gli uiguri.

Tenendoci lontani un attimo dall’aspetto politico della questione, parliamo dell’aspetto tecnologico.

Il governo cinese non ha mai nascosto le sue intenzioni di controllo sulla popolazione. Grazie all’implementazione dell’Intelligenza Artificiale riesce a controllare sempre da più vicino ogni angolo delle proprie città.

In teoria, le motivazioni sono buone: dal traffico cittadino all’identificazione facciale per scovare potenziali criminali in fuga o ricercati.

In certi casi però si tratta di scuse per scavalcare i diritti dei cittadini e violare la loro privacy, come nell’esempio di Kashgar. Qui le Intelligenze Artificiali usate per il riconoscimento facciale permettono di identificare subito cittadini appartenenti alle minoranze. 

D’altronde, le telecamere sono piazzate a ogni angolo di strada e in tutti i luoghi pubblici. Non solo, perché il governo cinese ha accesso anche a telecamere all’interno degli edifici e attività private, così come può raccogliere dati dalle applicazioni obbligatorie da installare sul proprio telefono per interagire con le amministrazioni cittadine.

Per ogni persona, tramite la raccolta dati e la gestione da parte di un’Intelligenza Artificiale, il governo è riuscito a creare un database enorme. Per ogni singola persona infatti diventa possibile conoscere:

  • Tutti i dati anagrafici e personali
  • La carriera lavorativa ed educativa
  • I nomi di familiari, parenti, coniugi, figli e altre persone vicine
  • Conoscere gli spostamenti effettuati durante una giornata

Il lato più inquietante di questa smart city è che gli algoritmi e le Intelligenze Artificiali sono usate per tracciare i comportamenti dei singoli individui, raccogliere dati in un database e poi imparare da quei dati con lo scopo di prevenire potenziali crimini, evitare proteste e controllare singoli individui ritenuti pericolosi.

Sicurezza dei dati, trasparenza e privacy: le sfide delle smart city del futuro

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Quello appena descritto sembra un futuro distopico, ma le Intelligenze Artificiali sono sviluppate con grande attenzione e tramite il machine learning, possono continuare a migliorarsi. Applicandole alle smart cities, i dati che possono raccogliere sono infiniti.

Giusto per fare un esempio e comprendere la portata del fenomeno:

  • Nella città di Kashgar, su circa 720.000 abitanti, il sistema di Intelligenze Artificiali e algoritmi cinesi sono stati in grado di raccogliere 68 miliardi di record (un record rappresenta un singolo dato)
  • In tutti gli Stati Uniti d’America, con una popolazione di circa 330 milioni di abitanti, l’FBI americana possiede solamente 18 milioni di record per tutta la popolazione

Tornando invece nel nostro bel paese, sono ancora poche le smart cities italiane ed è un processo ancora agli albori.

Sicuramente non viviamo in un paese autoritario come la Cina, quindi molte delle situazioni espresse nel paragrafo precedente rimarranno (per fortuna) molto lontane dalle nostre città.

Ciò non toglie che chi svilupperà le Intelligenze Artificiali e gli algoritmi che verranno usati in futuro, ha molte responsabilità sulle proprie spalle.

Il Garante della Privacy dovrà vigilare con attenzione, così come l’Antitrust e anche noi singoli abitanti, visto che il progresso non può essere fermato ed è quindi di primaria importanza indirizzarlo verso una direzione il più etica possibile.

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