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Molto recentemente Microsoft ha depositato un nuovo brevetto alquanto “macabro” potremmo dire. L’idea che la società americana ha depositato è stata proprio quella di far resuscitare i morti tramite un chatbot.

Come si potrebbe resuscitare una persona?

I dati che di solito vengono usati per costruire un chatbot, sono presi da un enorme set di conversazioni online che avvengono tra gli utenti.

Però in questo caso sarebbe davvero molto differente, perché?

Semplicemente i dati che verrebbero utilizzati sarebbero tutt’altri. Per ricostruire quella persona – come viene descritto nel brevetto – sarebbero utilizzati i dati della persona che ha deciso di reincarnarsi tramite un chatbot.

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Stiamo parlando di dati come immagini della persona e quelle che usava lei, la sua voce (riconoscibile tramite i messaggi vocali e di come parlava), i messaggi che scriveva, le parole che usava e anche i suoi social media.

Realtà o no?

Nel brevetto, Microsoft esplicita che con questa possibilità sarebbe come avere la persona in presenza.

Ad esempio con l’aiuto dei messaggi vocali della persona si potrebbe ricostruire la sua voce e permettere al bot di parlare. Inoltre, anche con tecnologie in grado di generare modelli 2D e/o 3D si potrebbe generare virtualmente la persona stessa.

Microsoft esplicita che non importa se la persona che vuole essere reincarnata nel bot sia viva o morta perché volendo, quella persona potrebbe allenare il suo chatbot prima di morire.

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Nel brevetto vien detto che il chatbot potrebbe avere anche una coscienza: se quest’ultimo deve rispondere ad una domanda di un evento avvenuto dopo la morte della persona “reincarnata”, il chatbot potrebbe dire che non è a conoscenza dell’accaduto.

Etica

Secondo la nostra opinione tutto ciò non sarebbe molto etico. Le persone verrebbero completamente espropriate della propria privacy. Infine la società che avrebbe in mano i bot potrebbe sfruttarli per manipolare le persone care.

Tuttavia questo è solo un brevetto, un’idea che non ha ancora visto luce e quindi non sta al momento suscitando scalpore, ma forse ci dovremmo preparare per questa evenienza.

Fonte

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Antonio Furioso

Antonio Furioso

Fondatore di Neuragate. Credo molto in quello che le immagini possono comunicare, per questo sono fortemente attratto dalla Computer Vision. Mi piace tutto quello che è nuovo. La curiosità è quella che mi spinge oltre le aspettative e a fare sempre di più.
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