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Quando uno studente di medicina si laurea, deve prestare giuramento. Leggerà un documento vecchio di 2000 anni chiamato il “giuramento di Ippocrate”, che lo vincola al rispetto di determinati standard etici.

Ed è giusto che sia così. Immagina di essere malato e che la tua salute dipenda da un giovane essere umano con un camice. Ti piacerebbe sapere che questa persona abbia una solida bussola etica, che userà la sua conoscenza per guarirti, piuttosto che ucciderti o venderti farmaci.

Lo stesso ragionamento non si applica alle persone che lavorano nell’intelligenza artificiale, anche se la tua salute può fare affidamento su di essa.

Immagina la persona che può fare clic sul tasto “deploy” su un nuovo algoritmo di ricerca di Google e cambiare ciò che miliardi di persone troveranno quando cercano informazioni. Può cambiare le informazioni assorbite dal cervello di miliardi di persone con un movimento del dito indice.

Un potere enorme, non è vero?

Eppure questa persona non ha bisogno di studiare etica o di rispettare alcuno standard etico prima di prendere questa decisione. Non ha nemmeno bisogno di pensare a cosa è etico o meno prima di fare “click”. L’unica sua responsabilità è garantire che la metrica alla quale tiene aumenti (tipicamente un numero col simbolo del dollaro accanto).

E poi finisce che gli algoritmi del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti discriminino gli afroamericani (link). Oppure gli algoritmi delle risorse umane di Amazon rifiutino le candidate donne (link). Oppure gli algoritmi di visione artificiale di Google identificano i neri come gorilla.

Non me la prendo con nessuno per gli errori commessi finora riguardo all’etica nell’AI. In fin dei conti, la medicina esiste da oltre 4000 anni, mentre l’AI e l’informatica in generale sono come dei neonati.

Ciò non significa che non dobbiamo pensare a come limitare i possibili impatti negativi dell’AI, e come responsabilizzare chi costruisce algoritmi.

Penso che dobbiamo iniziare a pensare a un equivalente del giuramento di Ippocrate per l’AI. Alcune linee guida etiche che le persone che lavorano con l’intelligenza artificiale devono sostenere e che possano guidare il loro pensiero prima di fare clic sul pulsante “deploy”.

E questa deve essere una conversazione globale. Non credo che si possa andare da nessuna parte se l’etica dell’AI è un problema completamente delegato ai data scientist, mentre i loro manager e altri stakeholder non hanno idea di cosa stiano parlando.

Chiunque abbia qualcosa a che fare con l’AI dovrebbe essere consapevole delle conseguenze del suo lavoro e avere alcune linee guida etiche chiaramente definite con cui lavorare. Non possiamo progettare un modo più inclusivo di utilizzare l’AI senza una conversazione inclusiva su cosa significhi.


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Gianluca Mauro

Gianluca Mauro

I teach Artificial Intelligence to people without a tech background, without any code or math. Why? Because I believe the future of Artificial Intelligence is in the hands of people who can find use cases in their organisations, and then define and run AI projects. Visit ai-academy.com

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