Come i robot possono essere empatici

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Sappiamo benissimo che secoli di progresso hanno portato l’umanità a quello che è oggi; migliorando la tecnologia e comunicando con costanza.

L’uomo è un animale sociale, che nei secoli ha perfezionato la comunicazione, quindi le tecnologie messe a disposizione della comunità.

La comunicazione è cioè che i robot non hanno e non parlo della condivisione di dati, ma di saper aiutare il prossimo sulla base di quei dati.

Le limitazioni di robot non empatici

Costruire una comunicazione, rendere dei robot empatici e che lavorino in coppia è l’obiettivo della Columbia Engineering .

Lo studio, condotto presso il Creative Machines, e supervisionato dal professore di ingegneria meccanica Hod Lipson, ha costruito due robot in grado di comunicare ed aiutarsi.

I ricercatori hanno prima costruito un robot e l’hanno inserito in un box di circa 3 x 2 metri.

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Successivamente lo hanno programmato per cercare e muoversi verso qualsiasi cerchio verde che poteva vedere.

Spesso il robot poteva vedere un cerchio verde nella sua telecamera e muoversi direttamente verso di esso.

Altre volte il cerchio verde era nascosto da un’alta scatola di cartone rossa, quindi il robot doveva cercare un altro cerchio verde o rimanere fermo.

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Come lavorano dei robot empatici

I ricercatori della Columbia Engineering hanno costruito anche un robot osservatore.

Infatti, dopo aver osservato il suo partner barcollare per due ore, il robot osservatore ha iniziato ad anticipare l’obiettivo e il percorso del suo partner.

Il robot osservatore è stato finalmente in grado di prevedere l’obiettivo e il percorso del suo partner 98 volte su 100, aiutando il robot nel box.

I risultati dello studio

“I nostri risultati iniziali sono molto entusiasmanti”, afferma Boyuan Chen, autore principale dello studio, in collaborazione con Carl Vondrick.

“I nostri risultati iniziano a dimostrare come i robot possono vedere il mondo dalla prospettiva di un altro robot.

La capacità dell’osservatore di mettersi nei panni del suo partner, e capire senza essere guidato, se il suo partner potrebbe o non vedere il cerchio verde dal suo punto di vista, è forse una forma primitiva di empatia “.

Un’interessante conseguenza

La ricerca non pensava che il robot osservatore riuscisse anche a prevedere le mosse del partner.

Vedendo pochissimi secondi di video del suo partner, l’osservatore riusciva a prevedere con estrema precisione le sue future mosse.


Questo potrebbe portare ad adottare i robot di ciò che gli scienziati cognitivi chiamano “Teoria della mente” (ToM).

Che cos’è la ToM?

La ToM è riconosciuta come un segno distintivo chiave della cognizione umana e dei primati e un fattore essenziale per interazioni sociali complesse e adattive come la cooperazione, la competizione, l’empatia e l’inganno.

ToM
Qui potrai trovare informazioni più dettagliate sulla ToM

Lipson ipotizza che la capacità di un robot di prevedere visivamente le azioni future non è unica:

“Anche noi esseri umani a volte pensiamo visivamente. Spesso immaginiamo il futuro con gli occhi della nostra mente, non con le parole”.

Lipson riconosce che ci sono molte domande etiche. La tecnologia renderà i robot più resistenti e utili, ma quando i robot possono anticipare il modo in cui pensano gli esseri umani, possono anche imparare a manipolare quei pensieri?

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Valerio Cattedra

Valerio Cattedra

Ciao! Il mio nome è Valerio e sono un inguaribile curioso. Nella vita mi sono sempre dedicato a conoscere, per questo la mia più grande passione è scoprire nuovi luoghi e nuove tecnologie. Il mio obiettivo? Far conoscere questo stile di vita proprio a te.

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