Arte e intelligenza artificiale sono due mondi così distanti?


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I successi dell’intelligenza artificiale sono particolarmente rilevanti in ambito scientifico, ma se invece iniziassimo a parlare di arte?

Probabilmente suonerà strano, ma l’intelligenza artificiale può avere un impatto anche nella sfera artistica.

Pittura, musica, fotografia e cinema sono solo alcune delle aree in cui la capacità di apprendimento di un computer è stata utilizzata per vari scopi .

Ma viviamo davvero in un mondo in cui un’intelligenza artificiale è in grado di produrre delle opere d’arte autonomamente?

La risposta è ovviamente no, perché per ottenere un qualsiasi risultato, una macchina ha bisogno di esempi dai quali apprendere.

Musica generata con l’intelligenza artificiale

Creare una canzone è sicuramente molto complicato, soprattutto perché ci sono due parti distinte che devono coesistere: la parte strumentale e quella vocale.

Ma se mettiamo da parte l’aspetto vocale e testuale, vi sono numerosi esempi di produzioni musicali completamente definite da un’intelligenza artificiale.

L’azienda Aiva Technologies ha sviluppato una vera e propria piattaforma in grado di generare musica sulla base di diversi parametri scelti dall’utente.

Tutto ciò è possibile grazie a complessi algoritmi di deep learning che grazie a una moltitudine di file audio sono in grado di eseguire questo compito.

La musica generata è principalmente destinata a colonne sonore di videogiochi, sottofondi per spot commerciali e campagne pubblicitarie.

In questo caso non si parla di arte vera e propria, ma i risultati ci vanno molto vicino.

Una canzone creata tramite la piattaforma Aiva

Immagini che attraverso le reti neurali diventano arte

Con riferimento alle immagini, siamo già a conoscenza del fatto che le reti neurali convoluzionali, utilizzate nella computer vision, sono molto efficaci nell’elaborazione di questo tipo di dato.

Ed è grazie a queste architetture che Google nel 2014 ha realizzato il famoso Deep Dream.

Si tratta di una tecnica di deep learning in grado di processare un’immagine potenziandone dei pattern particolari.

Un esempio di Deep Dream utilizzato sulla famosa copertina di Nevermind dei Nirvana (Photo: DCG)

Questi elementi dell’immagine vengono modificati al fine di ottenere un effetto di pareidolia.

La pareidolia è un’illusione del nostro subconscio che ci porta a ricondurre a forme a noi note oggetti o profili che in realtà sono causuali.

Per fare un semplice esempio, spesso capita di ricondurre la forma delle nuvole ad oggetti noti, come animali o volti.

I tratti psichedelici e inconsueti delle immagini generate da Deep Dream negli anni le hanno rese delle vere e proprie opere d’arte, con tanto di mostre e gallerie dedicate.


Un’altra tecnica davvero incredibile è quella dell’artistic style transfer, cioè modificare una fotografia dandole lo stile di pittura degli artisti più celebri, come ad esempio Van Gogh.

Un esempio di style transfer utilizzando Notte Stellata di Van Gogh (Photo: Gatis et al.)

Video e opere d’arte basate sui dati

Il processo di style transfer può essere anche applicato ai video: i risultati sono davvero impressionanti.

Tutto ciò ci permette di vedere la realtà come la immaginavano i grandi artisti del passato.

Col passare del tempo queste tecniche diventeranno accessibili a tutti e magari tramite una app sarà possibile applicare questi filtri ai nostri video.

Ma non è tutto: esistono veri e propri artisti che utilizzano i dati per creare delle opere davvero incredibili.

Uno di questi è Refik Anadol, che ha creato un team di data scientists, neuroscienziati, architetti e esperti d’arte per realizzare opere visive all’avanguardia attraverso l’intelligenza artificiale.

L’idea alla base della sua forma d’arte è quella di associare ad ogni singolo dato un pigmento.

L’aspetto incredibile è che alla base di ogni opera ci sono enormi dataset reali.

In questo esempio, i dati che animano l’opera sono stati ottenuti attraverso sensori per lo studio dei venti.

Amplificare l’arte con l’intelligenza artificiale

Sappiamo che la creatività e l’arte sono propri dell’essere umano e questa nostra caratteristica persisterà nel tempo.

Non è possibile pensare ad un’intelligenza artificiale in grado di sostituire l’uomo nella creazione di una qualsiasi opera d’arte.

Piuttosto è affascinante pensare che l’intelligenza artificiale possa amplificare l’esperienza artistica vissuta dalle persone.

Vedere una città in movimento con i colori di un pittore impressionista o ammirare immagini psichedeliche ottenute con le reti neurali: queste esperienze possono essere davvero profonde anche se generate da un computer.

Infine realizzare opere d’arte utilizzando i dati: questa idea si è rivelata geniale, tanto che alcune delle opere di Anadol sono state esposte nelle più importanti città americane.

In conclusione, sembra un controsenso ma possiamo dire che la creatività e le idee dell’uomo possono servirsi dell’intelligenza artificiale anche in ambito artistico.

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Edoardo Di Toma

Edoardo Di Toma

Junior Data Scientist in Vedrai S.p.A. e laureato in Management e Finanza. Ho completato il master in Data Science e Intelligenza Artificiale di Talent Garden Innovation School. Oltre che di data science, sono appassionato di musica, boardgames, calcio e tanto altro.

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