memoria dispositivo

Perché abbiamo bisogno di più memoria sui dispositivi?

Ci siamo mai chiesti perché abbiamo sempre la neccessità di avere più memoria sui nostri dispositivi? Oggi cercheremo di rispondere ad alcune domande che, negli ultimi anni sempre più utenti si pongono.

Cerchiamo i motivi per cui negli ultimi anni cerchiamo dispositivi con sempre più memoria

Prima di intraprendere il nostro percorso e prima di arrivare alle prime risposte, poniamoci un punto saldo del nostro ragionamento: l’uomo immagazzina informazioni di sé e di ciò che lo circonda.

Decodifica le informazioni che provengono dalla natura e dai suoi simili, le produce egli stesso; un informazione prodotta male o mal decodificata può fare la differenza tra la vita e la morte.

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Ma ci chiederemo, come possiamo ben decodificare queste informazioni e come possiamo produrne altre senza sbagliare? La risposta potrebbe risultare alquanto banale e semplice, ma non lo è affatto: è il nostro cervello che ci permette di non sbagliare “quasi” mai.

Il cervello umano è il “computer biologico” più straordinario della natura, grazie ad esso l’essere umano può decodificare, immagazzinare, produrre e processare miliardi su miliardi di informazioni.

E’ stato il cervello, fin dalla nostra comparsa sulla faccia della terra, il nostro primissimo dispositivo tecnologico, pensiamo che il cervello umano può immagazzinare informazioni fino a 1 petabyte (1.000.000 GB).

Perché allora ricerchiamo sempre più memoria nei nostri dispositivi?

Così come il nostro cervello è capace di immagazzinare migliaia e migliaia di informazioni, vogliamo (inconsciamente) che anche i dispositivi che noi utilizziamo quotidianamente siano in grado di poter archiviare la quasi stessa quantità di informazioni del nostro cervello.

Se inizialmente, i nostri dispositivi erano in grado di archiviare solo testi e parole dal peso di qualche kilobyte, anche la capacità della memoria degli stessi era poco più di qualche megabyte.

L’Apollo Guidance Computer che portò l’uomo sulla luna con la missione Apollo 11, nel 1969.

Con il passare del tempo, non sono più bastati solo parole e testi; ma si sono aggiunti inoltre contenuti multimediali (come foto, video, musica, registrazioni etc.. ) che da qualche megabyte di capacità hanno richiesto qualche gigabyte di più.

Basti pensare al super computer dell’IBM progettato per la NASA che ha portato l’uomo sulla luna, l’Apollo Guidance Computer (in sigla AGC) che tra capacità di memoria interna (ROM) e memoria RAM possedeva in totale 152 kilobyte di memoria.

Per fare una comparazione, un vecchio iPhone 4s del 2011 con 512 megabyte di RAM e con soli 8GB di memoria interna sarebbe riuscito a fare atterrare e a gestire l’Apollo 11 con una memoria tre volte maggiore e più potente.

Perché però non ci basta più questa memoria?

Con il passare degli anni, i sistemi operativi dei nostri dispositivi e gli le applicazioni installati su di essi sono complessi e pesanti. iOS 13 occupa ben 6,5 GB sulla memoria di ogni iPhone, mentre iPadOS ne occupa tra gli 8,5 GB ed Android 10 Q ne occupa ben 7 GB.

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Attualmente, una delle app più pesanti per iOS ed Android è l’app di Facebook (senza escludere giochi come Real Racing o Call Of Duty Mobile).

Uno smartphone del 2015 con soli 16 GB di memoria interna non potrà far eseguire bene le ultime applicazioni, per una questione di memorie “obsolete”.

Pertanto molti produttori stanno tenendo come taglio di memoria più basso solo i 64 GB, anche se la stragrande maggioranza di loro sta preferendo produrre modelli di smartphone a partire da 128 GB di memoria interna.

Potremmo mai “essere sazi” di memoria?

Sicuramente, a passo con l’evoluzione sempre maggiore dei nostri dispositivi e con la qualità e la complessità delle app che utilizziamo e con i sistemi operativi che richiederanno maggiore memoria e risorse; sicuramente potremmo dire che non saremo mai “sazi” di memoria.

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Basti pensare che abbiamo sempre bisogno di memoria per le nostre foto, i nostri video e i nostri documenti. Le app che utilizziamo oltre ad occupare loro stessi memoria creano altri file spazzatura che occupano altrettanta memoria.

Sicuramente in futuro, continueremo a richiedere maggiormente sempre più memoria, ma non sarà più su un supporto fisico, ma all’interno di server (i cd “Cloud Computing“) che immagazzineremo tutti nostri file.

Il futuro quantistico remoto, il futuro nella “nuvola” prossimo

Il prossimo futuro che potremo vedere tra qualche anno, non saranno dispositivi che avranno migliaia di giga al loro interno, ma bensì vedremo anche grazie allo sviluppo delle reti di quinta generazione (il 5G); sempre più dispositivi che avranno memoria ai “cloud“.

Mentre in futuro, molto più remoto potremmo vedere moltissimi dispositivi di tutti i giorni poter avere anche memorie quantistiche contenere milioni e milioni di gigabyte di informazioni.

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Queste sono le due vie che ci attenderanno nei prossimi anni e nel remoto futuro, molte aziende stanno sviluppando alcuni loro sistemi di cloud per i propri dispositivi e perfino in passato un azienda è riuscita a produrre uno smartphone basato quasi interamente sul cloud, ovvero Nextbit Robin, il primo (ed ultimo al momento) con questa interessante caratteristica.

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